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(Itri, 1511 - Torre del Greco 1578)

Beato Paolo Burali d’Arezzo

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  Uno degli illustri e santi uomini che visitarono più volte il santuario della Civita è un itrano: il beato Paolo Burali d’Arezzo (1511-1578), Arcivescovo di Napoli.

  Il suo nome di battesimo era Scipione. Apparteneva alla media nobiltà itrana. Suo padre Paolo di singolare bontà, prudenza e consiglio - così nelle cronache di famiglia - coprì alte cariche diplomatiche nel Regno e dopo la morte della moglie, una nobildonna spagnola – donna Vittoria Olivares – abbracciò lo stato clericale divenendo addirittura (come si tramanda in famiglia) Abate Commendatario di S. Erasmo ad Rivolum (oggi contrada Raino) e fondò a Itri la confraternita della misericordia, con cappella che sarà tanto cara al figlio beato Paolo.

  Scipione, di intelligenza fervida, a tredici anni fu iscritto all’Università di Salerno, passò quindi a quella di Bologna dove si laureò in legge. Fu avvocato nel foro partenopeo; fu definito il difensore dei poveri, si adoperò perché nel Regno di Napoli non fosse introdotta l’inquisizione spagnola voluta da Filippo II.

  Il suo cuore era saturo di religiosità che germinò in vocazione religiosa e sacerdotale. Divenne teatino nel convento di S. Gaetano Thiene. Nella Pasqua del 1557 divenne sacerdote. Rinunziò ad essere vescovo di Castellammare, Crotone e Brindisi su proposta del re. Più tardi, in virtù di santa obbedienza, dovette accettare il governo della diocesi di Piacenza affidatagli da S. Pio V, domenicano, conosciuto nel convento di S. Domenico Maggiore in Napoli.

  Si era ai tempi della riforma tridentina e i pastori zelanti si accingevano a movimenti rinnovatori procurando la santificazione del clero e dei fedeli. Degni coetanei del Beato Paolo furono i santi vescovi Carlo Borromeo a Milano, Roberto Bellarmino a Capua, Gregorio Barbarico a Padova; alcuni sacerdoti e religiosi: Gaetano Thiene e Andrea Avellino a Napoli, Filippo Neri e Giovanni Marinoni a Roma, Felice da Cantalice, questuante cappuccino a Itri e poi a Roma, morto da santo.

  I suoi meriti gli ottennero il cardinalato col titolo di S. Pudenziana; nel conclave sfiorò l’elezione a Pontefice, bloccata da elementi progressisti per paura che trasformasse la curia romana in un convento. Il nuovo Papa Gregorio XIII, suo ex professore a Bologna, lo trasferì a Napoli che aveva bisogno di un pastore dotto e santo, a causa della diffusione di un certo pietismo fatuo tra clero, religiosi e fedeli. Anziano e malaticcio, resse l’arcidiocesi per soli due anni, più con i meriti della preghiera e della sofferenza che con l’attività. Si incontrò con il suo Signore il 17 giugno del 1578, in seguito ad una caduta nella residenza estiva di Torre del Greco. Fu beatificato il 17 marzo del 1771 da Clemente XIV. Le sue spoglie riposano in S. Paolo Maggiore a Napoli accanto a quelle di S. Gaetano e S. Andrea Avellino.

  Lo scrivente chiede venia di digressioni fuori tema ma essendo amico della famiglia Burali d’Arezzo in Itri e conoscendo le carte d’archivio, ha creduto opportuno comunicare ai lettori; per di più come parroco di Itri, a suo tempo partecipò alla ricognizione del corpo del beato il 15 maggio 1978.

  Della sua devozione alla Madonna, si sa che era tenera fin da fanciullo; in paese frequentava la chiesetta della Misericordia, edificata da suo padre; di sabato difese la sua tesi a Bologna e sempre in giorni dedicati alla Madonna vestì l’abito religioso ed emise la professione tra i Teatini. Introdusse a Piacenza e poi a Napoli il suono vespertino dell’Ave Maria. Nei viaggi recava con sé un’immagine della Madonna della Civita e in suo onore volle che nell’erigendo convento dei cappuccini in Itri (1754) si edificasse una cappella con l’immagine della Civita dove anch’egli comparisse in ginocchio.

  In relazione alle visite al santuario della Civita nulla sappiamo di specifico ma è tradizione di famiglia e di popolo che, riposando nella sua casetta rurale di Raino (alle falde del monte civita) vi salisse di frequente. In detta proprietà ancora oggi si addita un vecchio ulivo alla cui ombra il santo sostava a pregare rivolto al santuario civitano.

 

  Il 17 giugno 1978, ricorrendo il 4° centenario del suo beato transito, le spoglie ricomposte in preziosa urna e rivestite con abiti cardinalizi, furono portate a Itri e quindi al santuario.

  Grande fu il concorso di popolo per venerare questo insigne devoto di Maria che, dopo secoli, sostava umile nelle sue povere ossa ancora una volta ai piedi dell’Immacolata Madre di Dio del monte Civita.

 

                                         Nicola Cherubino di Feo - passionista

 

Pubblicato sul Bollettino trimestrale del Santuario Maria SS. ma della Civita Itri (LT), Arcidiocesi di Gaeta, Luglio-Settembre 2008, n° 3.  

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