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Il Colonnello MICHELE PEZZA (frà Diavolo)

Ha rappresentato, esaltandola, la gente della nostra terra reagendo ai soprusi di un esercito rivoluzionario.

A capo di insorgenti, gettandosi alle spalle un passato inquieto, si riscattò difendendo luoghi e tradizioni cui era legato.

La lealtà dimostrata sino alla morte nei confronti del Re, oggi sarebbe sufficiente a riscattarlo dal giudizio sbrigativo della storia.

 

 

Questa è una nuova pagina dedicata a Michele Pezza, meglio conosciuto come Frà Diavolo. Troverete notizie del mio ultimo lavoro sulla vita del Pezza. Un “reduce” del Messapia, che  capeggiò masse d' Insorgenti in Ciociaria e in Terra di Lavoro, nel 1799 e nel 1806, combattendo contro l'esercito rivoluzionario francese giunto in Italia con mire di conquista.

 

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In occasione del Bicentenario della morte (1806 - 2006) del guerrigliero itrano, Pino Pecchia (autore di questo sito) ha dato alle stampe un testo rievocativo dell'attività militare di Frà Diavolo (Prefazione di Giuseppe Comparelli, con i Saluti del Sindaco di Itri, Giovanni Agresti e del Presidente della Provincia di Latina, Armando Cusani). Grazie a documenti inediti e non, pubblicati nella loro veste originale, ha inserito il capopopolo di Itri in un contesto che sinora lo ha rifiutato: la Storia.

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Dell'autore e del libro hanno detto e scritto in ordine di tempo:

 

... il libro di Pino Pecchia è una lunga articolata, convinta tesi sulla grandezza eroica, il patriottismo e la fervida fede che avrebbe animato il Pezza... Cora Craus, da "Il Tempo" Latina.

 

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... il libro del Pecchia dà la possibilità di leggere la storia in modo diverso da quello "ufficiale" attraverso la religiosità popolare espressa da Frà Diavolo. La Rivoluzione francese ha tentato di distruggere il sistema di pensiero cattolico creando nel Mezzogiorno uno spaesamento che si è trasformato in ribellione verso l'imposizione di una nuova concezione della vita che metteva in crisi i valori su cui si fondavano i rapporti sociali. P. Antonio Rungi, Passionista, Superiore della Provincia dell'Addolorata (Relatore a Itri).

 

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...Un puntiglioso lavoro di ricerca sulle Insorgenze, per documentare la verità da inserire nel patrimonio storico della nostra terra. Scrittore forbito, dotato di umana sensibilità, da alcuni anni va sviluppando un lodevole lavoro di documentazione per proporre la leggenda in realtà storica... anzi, per essere più aderente alla cronaca dei fatti che fa rivivere dalle ceneri della storia. Pino Pecchia va inquadrato tra gli autori di revisione storica, specie dei fatti clamorosi che hanno trascinato l'odio e la vergogna per secoli.

Luigi Muccitelli, "Lo Spazio" International Art  & Literature Magazine - Fondi.

 

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...Pino Pecchia attento analista degli eventi accaduti in Terra di Lavoro, e in particolare nel territorio di Itri..., propone una nuova lettura del personaggio Frà Diavolo attraverso una approfondita analisi di documenti, in massima parte inediti... Da un attento esame degli eventi che ebbero Michele Pezza come protagonista ... ritiene giusto, e forse doveroso, opporre alla figura dell'eroe romantico, e a quella del feroce bandito, quella del soldato...

Vittorio Esposito, "Italia sera" Roma

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... quel personaggio emblematico che fu appunto Pezza, capo della guerriglia filoborbonica e antifrancese, sia nel 1799 che nel 1806 e che non a caso è entrato nell'immaginario romantico dell'ottocento europeo... Pino Pecchia ricostruisce così la storia di frà Diavolo... avvalendosi di documenti dell'epoca, ha compiuto una rivisitazione della figura storica del colonnello Pezza, ricostruendo vicende e genesi del mito.  Mauro De Vincentis, "Tribuna Stampa" Milano.

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...L’Autore ci presenta con piglio di ricercatore navigato gli eventi che coinvolsero Fra’ Diavolo come protagonista dell’insorgenza in Ciociaria e in Terra di lavoro tra il 1798 e il 1806... L’opera è stata elaborata... con una metodologia critica tale da conferirvi valore storico fuori di discussione. A Pino Pecchia il mio personale grazie, per il suo apporto alla verità storica. Gino Fiore, Speciale "IL PONTE"

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... Rilevo che nel lavoro di Pino Pecchia c’è un senso etico della storia... è, credo, il suo merito maggiore, l’onestà con la quale ha raccolto il materiale, lo ha anche vagliato, secondo il suo modo di scrutare e di presentarlo... ha avuto l’equilibrio, e bisogna dargliene atto, di non travisare, di non propendere mai di qua o di là... è un libro che va letto, che va meditato... ci sono tutte le pezze di appoggio, che fanno di questo libro una cosa seria, perché questo libro è una cosa seria.

Pasquale Maffeo, scrittore e drammaturgo (Relatore a Fondi)

 

 

 

 - In copertina: Atto di nascita di Michele Pezza (Archivio Parrocchiale di S. Maria Maggiore, Itri). 

 

I T R I - Museo Demoetnoantropologico del Brigantaggio, 31 agosto 2005 ore 21,00, presentazione del libro: Il Colonnello - Michele Pezza (frà Diavolo) Protagonista dell'Insorgenza in Ciociaria e Terra di Lavoro (1798-1806).

                                                                   

F O N D I - Auditorium  comunale "S. Domenico" 11 marzo 2006 ore 10,30 - Bicentenario della morte di Michele Pezza (Frà Diavolo) 1806 -2006  CONVEGNO: Pagina di Storia: L'Insorgenza in Ciociaria e Terra di Lavoro  nel 1798 e presentazione del libro.                                                                                                                                                                     

                                                 

Notizie - Presentazioni - Recensioni - Foto

 

 

 

                                                                                         

          Itri, il paese che ha dato i natali a Michele Pezza, ripreso

               da loc. Tre Cancelle -  foto di Riccardo Maggiacomo

                                     -clicca-                           

                                                                         

 

     

    La presentazione del libro "Il Colonnello Michele Pezza (frà Diavolo) Protagonista dell'Insorgenza in Ciociaria e Terra di Lavoro - (1798 - 1806)" è avvenuta il 31 agosto 2005, presso il Museo del Brigantaggio di Itri, alla presenza del sindaco Giovanni Agresti. Questi, salutando i convenuti, ha rivolto nei miei confronti parole di plauso per la ricerca documentale e per i contenuti innovativi del lavoro. L'Assessore alla Cultura Raffaele Mancini, dopo una breve rievocazione di Frà Diavolo, ha preannunciato per il 2006 la costituzione di un comitato, con la partecipazione degli Enti Territoriali e delle Associazioni culturali di Itri, per ricordare il concittadino Michele Pezza.

    È intervenuto alla cerimonia anche il sindaco di Fondi Luigi Parisella. Tra i presenti, alcuni discendenti di Michele Pezza residenti a Benevento; la pronipote Marialba Pezza di Gaeta ha rivolto un breve saluto esaltando le gesta dello zio. Tra il pubblico alcuni autori di opere (monografiche e teatrali) su Frà Diavolo.   

   La serata è stata ricca di interventi di alto valore culturale, per la bravura dei relatori e per i temi trattati correlati al libro presentato.

  A tenere a battesimo il mio lavoro sono stati: il sociologo Crescenzo Fiore, che ha parlato di Illuminismo e controrivoluzione, sostenendo senza riserve le idee che portarono alla Rivoluzione francese e al nuovo vento riformatore, che investì positivamente l'Europa. Il prof. Massimo Viglione, docente di Storia all'Università di Cassino, ha  parlato delle "Insorgenze" che si verificarono con l'arrivo dell'esercito rivoluzionario francese in Italia, sostenendo che si trattò di un’occupazione arbitraria di stati sovrani, illustrando le conseguenze che le popolazioni dovettero sopportare. Terzo dei relatori ed in sintonia con il Viglione, il prof. Antonio Rungi, Superiore Passionista  della provincia dell'Addolorata, il quale ha incentrato il suo intervento sulla deriva morale e materiale che le invasioni francesi del 1799 e dell'806 provocarono nel Mezzogiorno. L' ing. Giuseppe Pennacchia, scrittore ed esperto di brigantaggio, ha parlato del fenomeno che si sviluppò dopo il periodo delle insorgenze, che caratterizzarono il periodo pre e post Unitario, giudicando positivamente il lavoro innovativo da me svolto. 

  Al termine degli interventi ha preso la parola Giuseppe Comparelli, autore della prefazione. Ha contrapposto alle tesi del prof. Fiore alcuni distinguo di carattere filosofico, evidenziando le conseguenze nefaste dei totalitarismi del XX secolo, secondo lui, derivati dall'Illuminismo. Positivo il giudizio di quanti hanno seguito i vari interventi, definendo la serata" vivace e di grande spessore culturale".

  Giove pluvio ha rovinato l'aspetto scenografico, che l'ufficio Cultura del Comune di Itri aveva predisposto all'esterno del Museo del Brigantaggio.

   Nella sala convegni del complesso (80 posti a sedere) hanno comunque trovato posto il doppio della normale capienza, anche se in piedi, ed è stato così possibile continuare la presentazione.

   Ha concluso la serata Pasquale Valentino attore e regista teatrale di Napoli. Ha letto alcune ottave in dialetto napoletano tratte dal poemetto “Fra Diavolo” di Ettore De Mura, accompagnato da Ruggiero Ruggieri, virtuoso di mandolino di Itri. Due interventi apprezzati ed evidenziati da un lungo applauso.

  Lusinghieri a fine serata i commenti sul mio lavoro di ricerca e sulla figura del Colonnello Michele Pezza, che ho narrato in modo più reale e fuori dal mito. Il fenomeno delle Insorgenze ha destato particolare interesse tra gli intervenuti.   

 Le ricerche e le motivazioni delle mie scelte sono nella relazione presentata ad inizio serata e di seguito riportate.  

    

 Relazione dell'autore

Ai rappresentanti delle Istituzioni, ai relatori, al prof. Vincenzo Padiglione, Direttore del Museo che ci ospita, a tutti voi, un cordiale buonasera. Il lavoro che presento è il risultato di una ricerca, condotta presso archivi pubblici e privati in Italia e in Francia, riferita ad un periodo particolare della storia: quello compreso tra 1798 e il 1806.
Il libro è strutturato in tre parti.
Nella prima è riprodotto un manoscritto con l'integrale trascrizione a fronte. Narra l'attività di Michele Pezza dal 1798 al 1800. Mi è stato rilasciato in copia dall'Archivio Nazionale di Parigi. Un documento molto interessante, scritto in terza persona, senza firma. Nel libro sono riportate alcune annotazioni dove spiego i risultati di questa ricerca.
La seconda parte del libro è divisa in sei capitoli: La Repubblica Romana, Michele Pezza alle porte di Roma, La Repubblica Napoletana, l'assedio di Gaeta,
il ritorno dei Borboni. Nel capitolo V ho trattato: le Insorgenze, il genocidio va
deano e l'aggressione culturale che l'Italia subì da parte francese. Termina con un capitolo chiamato Miscellanea. Sono alcune pagine di notizie e di avvenimenti recenti, come l'apertura del Museo, ed altri spunti interessanti …
Nella terza parte, o appendice, ho riportato alcuni rapporti militari degli ultimi sei mesi precedenti la cattura del Pezza. I documenti, inediti nella loro veste, sono pubblicati e trascritti a fronte anche nella loro infedeltà ortografica, alcuni tradotti dal francese (o di cui si dà un sunto). Inoltre: documenti inediti che riguardano Michele Pezza e i suoi discendenti, compreso un albero genealogico della figlia Maria Clementina.
Michele Pezza è legato ai moti insurrezionali del 1799. Tesi condivisa da molti autori, dai quali è stato però liquidato in modo sommario unitamente al movimento popolare che lo generò.
Nel 1989, bicentenario della Rivoluzione francese, alcuni studiosi italiani e fran
cesi hanno praticato uno squarcio nella storiografia, gli uni rileggendo il fenomeno delle insorgenze italiane, gli altri, i massacri commessi nel Dipartimento francese della Vandea.
Le mie ricerche sulle insorgenze iniziarono a Falvaterra, paesino della Ciociaria,
presso l'archivio del ritiro di S. Sosio martire, teatro degli avvenimenti dal 1798 al 1801.
Trovai un manoscritto inedito, la storia della Congregazione dei Passionisti dal 1751 al 1801. Vi sono riportati episodi che riguardano anche Michele Pezza. L'autore, p. Filippo Antonaroli, incontrò l'itrano del quale traccia anche un breve profilo.
Il criterio adottato è quello di seguire i moventi e non solo lo sviluppo degli avvenimenti. Sono narrati cronologicamente, in taluni casi confutando date ed avvenimenti spesso partoriti dalla fantasia popolare, dalla propaganda del Monitore napoletano, giornale di Napoli e da un irriverente manoscritto di un anonimo itrano, riportato da più autori.
Scrivere delle insorgenze, oggi, può essere un lavoro a rischio. Noti studiosi, sono stati bollati come reazionari dai difensori della storiografia corrente. Un’aggressione culturale contro chi tenta di portare alla conoscenza dei più, una parte della nostra storia mai raccontata interamente.
Un azzardo, quindi, scrivere di Frà Diavolo in chiave controrivoluzionaria, come ho fatto io. Più saggio sarebbe stato, inserirlo nel solco già tracciato: quello dell'eroe romantico.
Ma, avrei commesso una sciocchezza; un passo maldestro di ripetere cose già risapute, un tentativo di voler lasciare una traccia di me scrivendo di Michele Pezza. Il modo peggiore di ricordarlo, dopo essermi interessato a lui per 40 anni.
Cultore di storia, ero intenzionato a saperne di più. A scriverne anche, solo per hobby; purché le notizie e i documenti che raccoglievo risultassero attendibili. L'ho fatto. Ho dischiuso timidamente anche una porta che le intemperie ideologiche hanno reso difficile ma non impossibile aprire.
Che dire di Michele Pezza!
La letteratura romantica ha travisato le sue imprese, facendolo passare per un avventuriero e consegnandolo alla leggenda. Difficile ora riconsegnarlo alla storia, in assenza di una rivisitazione rigorosamente storiografica.
In vita storici illuminati, lo avevano etichettato come feroce brigante, termine tanto caro ai francesi, con il quale qualche anno prima, avevano chiamato gli insorti della Vandea e con il quale chiamarono i nostri insorgenti.
Veniva da quella tragica esperienza di sterminio il maggiore Hugo, che fece terra bruciata intorno a Michele Pezza, esaltandolo poi nelle sue memorie.
Michele Pezza non fu un eroe, fu un coraggioso popolano insorgente detestato da Napoleone, l'altra faccia di quel paradosso che non permetteva libertà di pensiero a chi non accettava la modernità dei lumi, reprimendola nel sangue.
Ho ampliato l'orizzonte sul Pezza, uscendo dai canoni del romanzo storico- avventuroso o immaginario, ponendolo nel cuore degli avvenimenti dell'epoca.
Un militare sbandato che aderì al proclama di Ferdinando IV; se per interesse o semplice intuizione, non saprei dirlo. Al coraggio dimostrato, la cui eco è giunta sino a noi per gli scritti, l'opera comica di Auber e amplificata dalla tradizione popolare, associò anche senso dell'onore, un forte legame alla sua terra e una
fedele devozione verso i reali di Napoli. In più di un'occasione, è bene ricor
darlo, tale devozione è stata mal ripagata…
In combattimento, bisogna ammetterlo, si comportò con spietata ferocia. Un giuramento di vendetta fatto davanti al padre ucciso dai polacchi, cui tenne fede. Francesi e Polacchi, fecero di peggio con le nostre popolazioni. Con il silenzio
sono stati assolti dalla storiografia. I sessantamila morti dei primi sei mesi del 1799, vantati nelle memorie da Paul Thiébault il Generale macellaio, non interessano più di tanto. I francesi si vantano di vittorie, di massacri e del prelievo forzoso di denaro e di opere d'arte, mentre da noi si fa finta che nulla sia accaduto. Anzi il fenomeno controrivoluzionario, è trattato alla stregua di una rivolta brigantesca e spesso con saccenteria caricaturale. Insomma, i nostri padri non avevano alcun titolo ad opporsi all'invasione francese.
Nel 1799 non si ribellò solo il mezzogiorno, prima di noi lo fecero buona parte degli stati del centro e nord Italia con la stessa passione e le stesse conseguenze, purtroppo. Compresa la Sardegna, dove le insorgenze ebbero uno sfondo sociale.
Riconoscerne oggi la spontaneità, legata non solo ai valori cristiani millenari con i quali si è formata la nostra civiltà e per la quale insorsero, vuol dire far conoscere a tutti realmente quel tragico frammento della nostra storia.
Non bastano i saggi storici e qualche ripensamento circolante tra gli addetti ai lavori. Gli studiosi del nuovo corso, sostengono che è stato un conflitto non paragonabile per intensità e drammaticità alle guerre per l'Unità d'Italia. Il Mezzogiorno più di tutti ha pagato per questo, uscendone immiserito. Fu l'inizio di una deriva economica e culturale di cui si registrano i guasti oggi.
Michele Pezza, anche se colonnello borbonico, per il Monitore, giornale dell'epoca asservito alla causa francese, e grancassa di risonanza di Napoleone, fu sempre un brigante.
Brigante fu anche per i patrioti della Repubblica Napoletana e per i giacobini in sintonia con la Francia; Pietro Colletta, il più spietato dei suoi accusatori.
Io ho raccontato il combattente che difese le tradizioni della sua terra alla quale era legato, insieme al fenomeno dell'Insorgenza.
Una orgogliosa sollevazione contro i francesi venuti ad imporre con la forza delle armi, idee contrarie alle tradizioni e al modo di vivere della nostra gente; francesi che si dimostrarono rapaci, prima, nel breve periodo della Repubblica Napoletana, dopo, nella seconda invasione napoleonica.
Le masse, gli Insorgenti delle nostre terre - con l'esclusione dei tanti galeotti e
assassini che si unirono a loro per tornaconto -, sono stati movimenti spontanei, non organizzati; generati dal periodo complesso, storicamente tumultuoso, dell'occupazione francese.
Se Michele Pezza fosse stato più accorto anche nel prevenire le azioni violente
dei suoi uomini, non sarebbe stato accusato di furti, rapine e omicidi, per i quali si rese complice indiretto.
Non voglio interpretare la storia in modo fantasioso, anche se, come dice lo studioso Franco Cardini, per fare storia sono fondamentali i se e i ma. Mi sono posto un lungo interrogativo: se i Borboni, plagiati dagli inglesi, fossero stati meno balbettanti e più accorti nello stringere alleanze, pronti a recepire quel messaggio di fedeltà manifestato dal popolo, senza mettere in atto la feroce restaurazione dopo la riconquista del regno, quale sarebbe stata storicamente la valutazione delle Insorgenze e dei suoi protagonisti?
Con il tempo spero che si collochi nella storia nazionale, quel fenomeno spontaneo; come hanno trovato posto gli insorgenti del 1808 nella storia spagnola e quelli della Vandea, con il riconoscimento e il risarcimento voluti dallo stesso Napoleone a mò di pacificazione.
Mancano appena quattro mesi al 2006, 200° anniversario della morte di Michele Pezza. Un personaggio che mi ha affascinato sin dal 1964 quando, giungendo a Itri per lavoro, poco più che ventenne, sentii parlare di lui con accento diverso da persone diverse per censo e cultura.
La raccolta di scritti, l'organizzazione di convegni, la partecipazione attiva alle iniziative del Comune di Itri nel ricordarlo in più occasioni (la prima il 7 aprile del 1990, 219° anniversario della sua nascita); la collaborazione avuta con i media e gli scrittori che si sono interessati a lui durante la mia ultratrentennale presenza in Comune, più i servizi in video e sulla carta stampata che ho curato, mi hanno dato la sufficiente conoscenza per scrivere di Michele Pezza, fuori dal mito.
Sono consapevole che non tutto del mio lavoro sarà condiviso, specie il giudizio su quel tumultuoso periodo storico; non ostento, ma traspare evidente, la mia formazione e il legame alla Chiesa di Roma.
A chi, istituzioni comprese, vorrà ricordare Frà Diavolo e quel tragico 11 novembre del 1806, quando terminò la sua breve esistenza come un volgare bandito in Piazza Mercato a Napoli, rammento che il colonnello Pezza è stato un figlio legittimo dell'Insorgenza antifrancese.
Senza i transalpini, venuti arbitrariamente ad occupare uno stato sovrano, Michele Pezza avrebbe continuato a nascondersi sui monti come uno dei tanti
giovani che per le loro intemperanze uscirono dal contesto civile, non per entrare nella storia, ma per finire nei rapporti di oscuri tutori della legge.
Lui, grazie all'Insorgenza delle popolazioni della Ciociaria e di Terra di Lavoro,
e al suo innato coraggio, è rinato tra le pagine di celebrati romanzieri, musicisti e biografi di questi duecento anni.
Noi siamo gli eredi di quegli insorgenti che avrebbero fatto a meno, ne sono sicuro, di scrivere una pagina tanto terribile, oggi dimenticata.
Di questa memoria storica dobbiamo riappropriarci e consegnarla ai nostri giovani.
Ai relatori un grazie per aver accettato di presentare il mio lavoro. A tutti rivolgo un sentito ringraziamento.

 

 

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Le dediche dei relatori.

- Ai vinti che non negano la ragione ma solo gli orrori degli uomini...  Crescenzo Fiore.

- Malaugurati i popoli che hanno bisogno di eroi!  Giuseppe Pennacchia.

- All'amico Pino con riconoscenza. Giovanni Agresti Sindaco di Itri.

- All'amico Pino con il ringraziamento per aver dato il suo contributo alla verità della

  nostra storia. Massimo Viglione.

- Congratulazioni per l'ultimo lavoro. P. Antonio Rungi.

 

Hanno dato spazio alla presentazione i siti Internet:

L@ Portell@ - Salotto culturale fondano;

Cittadifondi.it - Comunità virtuale Fondana;

TeleFree.it- FreeLance Network;

Parvapolis testata multimediale di Latina;

 

e

 

I Quotidiani:

 

-Latina Oggi 19 agosto 2005 "Cronache del Golfo", dalla Redazione di Formia: Fra Diavolo tra storia

 e mito; Michele Pezza protagonista di un libro di Pino Pecchia;

-Il Messaggero di Latina, del 29 agosto 2005, "Le altre notizie": Itri/ Un libro su Fra' Diavolo;

-Il Tempo di Latina del 30 agosto 2005, "Tempo d'estate" : Frà Diavolo rivive tra le pagine dell'ultimo

  libro di Pecchia di Orazio Ruggieri

-Latina Oggi del 30 agosto 2005 "Cronache del Golfo" Redazione di Formia: Fra' Diavolo la sua storia nel libro di Pino"

 

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Recensioni: (Riassunte)

 

- La Provincia (Quotidiano) del 28 agosto 2005, "Estate" Il 31 agosto presso il Museo del Brigantaggio ad Itri - La leggenda di ̀Fra Diavoló in un libro, tra le righe un progetto di beneficenza".

  Il prossimo 31 agosto, ad Itri, nelle sale del Museo del Brigantaggio, si svolgerà la presentazione di un libro su uno dei personaggi intorno ai quali aleggia un'atmosfera di grande fascino, un personaggio che ha da sempre animato l'immaginario collettivo delle nostre terre.  Il Colonnello Michele Pezza fu tra i protagonisti dell'insorgenza in Ciociaria e Terra di Lavoro negli anni che vanno dal 1798 al 1806. A duecento anni dalla morte avvenuta nello stesso 1806, la ricostruzione della storia e della leggenda che hanno accompagnato gli anni di attività di questo militare che per primo introdusse negli scontri la guerriglia, sono stati dall'autore assemblati nel volume dato alle stampe in modo dettagliato e documentato da numerosi testi esistenti sull'argomento. Nei sei capitoli che si avvicendano incalzanti, alcuni dal sapore tipicamente documentario altri più "romanzeschi" vengono tracciati i momenti salienti dell'attività di Michele Pezza, dai fatti romani alla Repubblica Napoletana, all'assedio di Gaeta, fino al ritorno dei Borboni... L'autore del libro Pino Pecchia ha espresso la volontà di aderire al progetto"Itri sostiene TeleFood", programma della FAO contro la fame nel mondo, destinando all'iniziativa parte del ricavato delle vendite della serata che avrà inizio alle ore 21... di Benedetta Castelli.

 

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- Il Tempo di Latina (Quotidiano) del 10 settembre 2005, "Week End, p. 36, "Sullo scaffale" : "Frà Diavolo rivive nel libro di Pecchia". 

  Il libro offre molti spunti agli appassionati di storia locale: ricco di informazioni, documenti, molti dei quali inediti, che intrigano e spingono ad approfondire la ricerca per decifrare qualcuno dei tanti perché senza risposta della storia di questo singolare personaggio... è stato un mito un personaggio letterario, e la sua storia  ha ispirato romanzi, poemi popolari finanche opere liriche e film d'avventura; ma non e mai diventato un personaggio storico nazionale. L'autore sostiene, che ciò sia da attribuire alla cultura massonica-giacobina che ci avrebbe pervaso per secoli. Forse è la verità, di sicuro è un'idea fascinosa e intrigante per un giallo storico. Il libro di Pino Pecchia è una lunga articolata, convinta tesi sulla grandezza eroica, il patriottismo e la fervida fede che avrebbe animato il Pezza... di Cora Craus.

 

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- "Lo Spazio" International Art  & Literature Magazine - Fondi, settembre 2005 "Un nuovo libro di Pino Pecchia".

 

...Un puntiglioso lavoro di ricerca sulle Insorgenze, per documentare la verità da inserire nel patrimonio storico della nostra terra. Scrittore forbito, dotato di umana sensibilità, da alcuni anni va sviluppando un lodevole lavoro di documentazione per proporre la leggenda in realtà storica... anzi, per essere più aderente alla cronaca dei fatti che fa rivivere dalle ceneri della storia. Pino Pecchia va inquadrato tra gli autori di revisione storica, specie dei fatti clamorosi che hanno trascinato l'odio e la vergogna per secoli. Già nei suoi libri precedenti"Tra Sacro e Profano in Terra d'Itri" e "I Sardi a Itri", ha dato prova delle sue eccellenti doti di ricercatore... E lo fa con serietà e coscienza, con animo puro di cristiano convinto che le verità umane non debbano essere calpestate per mire di potere o di vanagloria... Il suo nuovo libro è dedicato alla rivalutazione di Michele Pezza di Itri, il leggendario "Frà Diavolo", romantico "brigante" decantato da storiografi e cineasti. Lui, invece, lo chiama Colonnello per essersi prodigato, capo degli insorgenti delle nostre terre, nella difesa del Regno di Napoli... Pino Pecchia ha tracciato con decisione una strada difficile ma non impossibile sulla quale proseguire... di Luigi Muccitelli.

 

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- ITALIA sera (Quotidiano di Roma) - Cultura & Società, pag. 15 del 14 settembre 2005 "Incontri di Rodolfo Valentini" , "Un interessante saggio di Pino Pecchia su Frà Diavolo - Né Brigante né Eroe ma soldato fedele".

 

...Pino Pecchia attento analista degli eventi accaduti in Terra di Lavoro, e in particolare nel territorio di Itri..., propone una nuova lettura del personaggio Frà Diavolo attraverso una approfondita analisi di documenti, in massima parte inediti... Da un attento esame degli eventi che ebbero Michele Pezza come protagonista nel periodo compreso dall'imposizione da parte francese della Repubblica Romana con la cacciata di Pio VI (1798) e di quella Partenopea (1799) fino all'avvento sul trono di Napoli di Giuseppe Bonaparte, fratello di Napoleone, che lo fece impiccare in Piazza Mercato a Napoli, Pino Pecchia ritiene giusto, e forse doveroso, opporre alla figura dell'eroe romantico, e a quella del feroce bandito, quella del soldato... per (i relatori): Crescenzo Fiore ha evidenziato che, normalmente, la storia è stata sempre scritta dai vincitori, quella di Pecchia, invece, è una storia che parte dai "vinti". Una ricostruzione storica, però, che a suo avviso suscita alcune perplessità per il rilievo dato a documenti che esprimono giudizi definitivi a favore della "resistenza" alla invasione francese e all'imposizione delle tesi dell'illuminismo che avevano generato insuperabili contrasti tra fede e ragione. Per Massimo Viglione... il libro evidenzia lo scollamento tra le "idee" e la "realtà" della vita. Michele Pezza è stato un ribelle che ha combattuto per mantenere integre le proprie radici contro le imposizioni cosiddette libertarie dei francesi che si sono concretizzate con il sistematico depredamento di tutte le "ricchezze" conservate in musei, chiese, palazzi,ospedali, Monti di Pietà. Antonio Rungi... ha sottolineato che il libro del Pecchia dà la possibilità di leggere la storia in modo diverso da quello "ufficiale" attraverso la religiosità popolare espressa da Frà Diavolo. La Rivoluzione francese ha tentato di distruggere il sistema di pensiero cattolico creando nel Mezzogiorno uno spaesamento che si è trasformato in ribellione verso l'imposizione di una nuova concezione della vita che metteva in crisi i valori su cui si fondavano i rapporti sociali. Per Giuseppe Pennacchia, Frà Diavolo è espressione di un brigantaggio funzionale alla politica e il materiale fornito da libro di Pino Pecchia può contribuire a colmare vuoti e lacune di altre biografie e di ricostruzioni storiche per ricondurre nella realtà tutte le vicende legate alla "tradizione" popolare... di Vittorio Esposito.

 

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- La Madonna della Civita - Bollettino trimestrale del Santuario n° 2 - 2005 - 3^ di copertina: Recensioni: Pino Pecchia - Il Colonnello Michele Pezza (frà Diavolo) - Arti Grafiche Kolbe - Fondi - 2005.

 

...Un altro meritevole lavoro, questo di Pino Pecchia, sull'insorgenza antifrancese in questo martoriato lembo di terra tra Roma e Napoli. Non si scrive mai abbastanza per chiarire questa vicenda che fino a qualche decennio fa è stata sempre raccontata con criteri da magazzinieri: tutta la tenebra da una parte, tutte le ragioni dall'altra, quella sbagliata...

   Ora questo libro parla dei francesi seguendo le prodezze di Frà Diavolo, simbolo di una congiuntura: se i francesi non fossero venuti a uccidere in Italia non avremmo avuto questa figura.

    D'accordo che è complessa da raccontare: un po' epica, un po' romantica, un po' discutibile, un po' magnanima. Ma è la personificazione popolare di tutto uno sconcerto che seguì ad una invasione che fu militare, politica, culturale, economica, antireligiosa, antimonarchica, antipopolare. Perché i francesi rubarono all'Italia la libertà, la pace, le opere d'arte, i raccolti dei campi. Un ciclone che volle dire nel suo delirio: noi la legge, noi la cultura, noi la forza. Anche a casa vostra... di Giuseppe Comparelli

 

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- Tribuna Stampa - Organo nazionale d'informazione dei giornalisti - Via Manzoni, 31 Milano - N. 11/12;  Novembre - Dicembre 2005, pag. 14: "Libri"

 

La storia del colonnello Michele Pezza - Pino Pecchia - Prefazione di Giuseppe Comparelli - pp. 240 - Euro 20,00

 

Il colonnello Michele Pezza (frà Diavolo) fu protagonista dell'insorgenza in Ciociaria e Terra di Lavoro (1798-1806). Il periodo della storia del Mezzogiorno che va dal 1799 al Decennio francese fu contrassegnato, oltre che dal trapasso dallo ancien régime, da quel personaggio emblematico che fu appunto Pezza, capo della guerriglia filoborbonica e antifrancese, sia nel 1799 che nel 1806 e che non a caso è entrato nell'immaginario romantico dell'ottocento europeo, come frà Diavolo.

Pino Pecchia ricostruisce così la storia di frà Diavolo (Il Colonnello Michele Pezza, Prefazione di Giuseppe Comparelli, pagg. 240, Euro 20,00)ricordando che le "masse" erano gruppi di cittadini e di contadini, definiti dai francesi "briganti", che si costituivano e si scioglievano spontaneamente in tutto il territorio italiano per opporsi agli invasori d'oltralpe. Michele Pezza, che aveva combattuto nell'esercito borbonico per il ritorno di Pio VI a Roma, dopo la cacciata del 1978, aveva risposto all'appello di re Ferdinando, che aveva sollecitato il popolo a ribellarsi agli invasori francesi. Pecchia, avvalendosi di documenti dell'epoca, ha compiuto una rivisitazione della figura storica del colonnello Pezza, ricostruendo vicende e genesi del mito. di Mauro De Vincentis

 

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Aggiornato al 12 giugno 2006

 

Foto della presentazione del libro a Itri.

Foto/ bay Vittorio Pecchia - Fondi e Fotostudio La Rocca - Itri

 

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(Le notizie e le foto possono essere parzialmente utilizzate per uso di studio e ricerca citando la fonte: Il Colonnello Michele Pezza (Frà Diavolo) di Pino Pecchia Kolbe 2005, sito Internet www.visitaitri.it) 

 

 

 

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