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Lettera ad un amico:

                Albino Cece, cultore della “Terra Aurunca”

 

 

 

 

Caro Albino,

 

     non è stato facile comunicare agli amici, sparsi nei vari angoli del globo, la notizia che mi è giunta improvvisa, di primo mattino, quel triste due maggio. Giuseppe, il maggiore dei tuoi due figli, di cui andavi fiero, con voce sommessa, mi ha partecipato la tua scomparsa avvenuta nel pomeriggio precedente: So dei rapporti che intercorrevano con papà e ho voluto darti la notizia, papà non c’è più. È difficile descriverti la sensazione di vuoto che mi ha creato. La commozione che seguì mi ha procurato un profondo malessere, che tuttora mi pervade.

  Gli amici sono costernati e increduli per la tua improvvisa scomparsa; è la testimonianza dei rapporti che eri riuscito a stabilire con loro negli anni.

Una comune amica, mi ha scritto con alcuni giorni di ritardo:

Caro Pino solo ora rientrando a Roma ho letto la tua triste lettera. Ti invio due righe che se riterrai opportuno le inserirai  nella Portella. Affettuosamente Anna Maria Scarpati

   Lo farò! La Portella…, è il “salotto culturale fondano” di cui diventasti una delle colonne portanti, per volere dell’amico “australiano” Seconnino, che ne è il direttore, e che parlava di te con  entusiasmo.

Le due righe di Anna Maria sono toccanti: Ridevamo con Albino quando dicevamo "Che bella gente siamo! Alludendo alla gente fondana di lontana e recente memoria. Parlare di storia con lui era entrare nelle cose del passato in punta di piedi, sentendosi quasi protagonista del tempo trascorso. Non si è mai preparati a perdere un amico, ma noi non l'abbiamo perduto perchè il suo studio appassionato ci parlerà ancora di lui. Sono sicura che, dal suo mondo di ombre dove tutto è luce, scoprirà luoghi a noi oggi inaccessibili ma sentiremo la sua voce che ci racconterà la "storia"di cui era un cultore appassionato. Anna Maria Scarpati

    Tristezza e commozione si sono acuiti il giorno delle esequie. Il corteo orante era guidato da un tuo amico e concittadino, padre Giuseppe Polselli, già rettore del Santuario della Civita, venuto per darti l’estremo saluto, molti i convenuti da Ausonia, paese che 63 anni fa ti ha dato i natali e da cui non avevi mai reciso il cordone ombelicale, fiero delle tue origini, pur vivendo a Itri da anni.

    Ero felice per te, sempre schivo, quando i media hanno raccontato il tuo arrampicarti tra sentieri impervi, alla scoperta d’arcaici ruderi, con i quali sei riuscito a raccontare storie di popoli andati. In molti ti hanno conosciuto e apprezzato per l’amore che portavi per il nostro territorio. Una passione che coltivavi da sempre e che aveva dato negli ultimi tempi risultati sorprendenti.

   N’eri quasi stregato, non per la notorietà che te ne veniva e che frenavi, senza falsa modestia, quando te lo ricordavo, ma perché scorgevo in te tanto entusiasmo e determinazione nel raccontarmi  le tue scoperte. 

   Ricordi, Albino, le ore passate a scambiarci notizie, consigli, spesso delusioni. Si! Le delusioni che mi partecipavi, per l’avaro interesse delle istituzioni, che pure avrebbero dovuto essere coinvolte per sostenere chi, come te, portava avanti un magnifico lavoro di ricerca di luoghi, cose e documenti, che testimoniavano il passato delle nostre comuni radici: provavo disagio per lo spazio che io invece ottenevo. Non una ma tante volte, ti ho manifestato il mio rammarico per l’angustia che ti procurava certa indifferenza. Sei più bravo di me, scrivevo, il tempo sarà galantuomo. Non c’è ne stato, purtroppo!

  Le lodi post mortem, sono il senno di poi. Luogo comune, al quale non sei sfuggito. 

   Il mio sito visitaitri.it raccoglie tanti tuoi lavori. Il plauso degli Internauti per i contenuti, nel corso di questi sei anni di vita, lo dimostra e ne hai avuto testimonianza, per chi ha voglia di conoscerne altri, relativi alla storia di queste terre, li troverà su La Portella.net. e su TeleFree.it. Così come le ultime avventure, che tu hai condiviso con l’amico Antonio Masella, tua guida inseparabile sugli altipiani di Campello e nel ritrovare i ruderi di Sant’Angelo del Pesclo di Fondi: scoperte che parleranno di te per sempre.

  Quanto malessere mi ha procurato la tua scomparsa! Che straordinario e affettuoso ricordo ho  delle nostre frequentazioni, una stagione meravigliosa della nostra vita, che ci ha dato la possibilità di esprimere tramite la carta stampata tutta la nostra passione per la storia patria di questa “terra aurunca”, di cui eri e rimarrai il cantore. 

  Due “forestieri”, tu ausone, io fondano, amanti della terra d’Itri! Terra ricca di luoghi e personaggi, che hanno prodotto una vasta letteratura. Noi, con discrezione, a ricercare e a comunicare ciò che era sfuggito ai più

Albino Cece e Antonio Masella tra i ruderi di Campello di Itri.

frettolosi. Briciole direi, che si sommano, in ogni caso, arricchendola, alla storia millenaria di questo territorio. Una comune passione per un lembo di terra, la cui storia ci ha affascinato e … procurato invidie.

Il 17 di febbraio scrivevi che la tua salute non era buona: Finora mi sono inchinato solo davanti a Dio ed al mio medico che mi ha imposto una dieta…. Sono un modesto peccatore che confida in Dio. Grazie a Dio finora mi ha voluto bene, tutto sommato.

 Altre due cose ci accomunavano, la Fede e il Santuario della Civita. Là c’incontrammo per la prima volta. Ti avvicinasti tendendomi la mano: Pino Pecchia? Albino Cece? risposi. E tu: complimenti per l’articolo apparso sul Bollettino della Civita, in occasione del 225° Anniversario dell’Incoronazione della Madonna. Un complimento gradito, tu pubblicista da anni, io alle prime armi che avevo descritto un fatto di costume. La Civita di Itri …, luogo di cui hai scritto con la solita valentia, centro di fede nel quale riponevamo le nostre speranze…

 A settembre, con il solito entusiasmo, dopo la tua estate gaetana passata in compagnia della tua amata e ora inconsolabile Maria Assunta, mi chiedesti notizie di un altro sito archeologico del quale ti stavi occupando in loc. Cerreto, tra Fondi e Sperlonga…, hai avuto solo il tempo di ammirare le fronde delle maestose querce secolari del “Vallaneto” accarezzate dal vento, e ascoltare lo stormire delle foglie. Quel giorno d’autunno, hai lasciato lì l’anelito di una nuova scoperta; così come la speranza di un fattivo interessamento di chi sostiene la ricerca: Ho preparato un libro di 900 (novecento) pagine sulla toponomastica del Lazio meridionale e sta confinato nel PC. Così scrivevi, con amarezza, all’inizio di questo triste 2008. Mi auguro che i tuoi ragazzi promuovano il lavoro, e che possa vedere la luce quanto prima, sarà utile a tutti per arricchire la conoscenza di questi luoghi e per sentirti ancora tra noi.   

 Carissimo, termino qui, ho abusato del periodico che mi ospita da sempre e al quale sono grato per quest’ultimo saluto a te. Mi mancheranno i tuoi consigli, il tuo sostegno. A giorni avresti dovuto intervistarmi presso una TV locale per il mio ultimo lavoro, che solo tu conoscevi. Sicuro della tua discrezione, ti avevo confidato le mie ricerche e n’eri entusiasta, specie per il progetto che lo accompagnava.

  Questo, era il tuo merito maggiore l’onestà mentale che ti caratterizzava, quando conoscevi i risultati dei tuoi amici: nessun’invidia, solo parole di sprone a continuare e la tua penna di pubblicista, che non abbisognava di solleciti, pronta a partecipare ai più le notizie di nuovi risultati acquisiti dagli amici.

   Grazie di tutto mio caro fraterno amico. Mi mancherai. Quel mio lavoro, pur modesto, che avresti dovuto tenere a battesimo, lo dedicherò a te. È solo un frammento della riconoscenza che ti devo per aver stimolato la passione disinteressata che ci accomunava, e che prima di me e meglio di me coltivavi per la “Terra Aurunca”.

                                                                                  Pino Pecchia

 

L'articolo è stato pubblicato il 2 luglio 2008 sul periodo d' informazione di Fondi e dintorni "LA VOCE".

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